La scheda del restauro della Immacolata Concezione del Cigoli, a Pontorme

La scheda del restauro della Immacolata Concezione del Cigoli,  a Pontorme

di Nannetta Del Vivo

 


 

 

 

SOPRINTENDENZA

PER I BENI ARTISTICI E STORICI

FIRENZE

 

                                                                      G.R. N. 8616

 

 

LOCALITA’              EMPOLI; Chiesa di S.Michele a Pontorme

                                                                 

INVENTARIO

SOGGETTO           Madonna in gloria e Santi

MATERIA               Dipinto su tavola

AUTORE                 Ludovico Cigoli

MISURE                  234 x 196

DATA DEL RITIRO 26/6/1980                           DATA DI RICONSEGNA   1/12/81

 

FOTOGRAFIE E DIAPOSITIVE

PRIMA DEL RESTAURO 1 insieme – 364046; 15 particolari a luce radente –                dal  364097 al 364111;

DURANTE IL RESTAURO 1 insieme durante la pulitura – 364112; 364113 – durante la stuccatura (insieme) e 3 particolari – 364114-364115 – 3564116

DOPO IL RESTAURO : 364117

RESTAURATORI: DEL VIVO Anna

 

ESTREMI DEL FINANZIAMENTO Eser. Finan. 1980-81

 


                                                                                                                   

STATO DI CONSERVAZIONE DELL’OPERA: 

E’ da ritenersi che le condizioni del dipinto sia come pittura che come supporto ligneo, fossero assai buone prima che venisse attaccato dal fuoco che lo riduceva allo stato attuale. Il fatto sembra avvenisse il Giovedì Santo del 1852 o ‘53. In quei giorni il dipinto era coperto da un velo viola, come allora si usava nel periodo quaresimale fino alla Pasqua di Resurrezione.

Davanti al quadro una statua lignea  della Madonna vestita e addobbata con veli e sete – Sembra che una candela accesa, cadendo, incendiasse le  vesti  della Madonna e da qui il velo  che copriva il dipinto.

Come si può rilevare dalle foto allegate il danno subito  è veramente ingente. Il fuoco partendo dal basso, al centro, ne investe, e si può dire ne distrugge, una terza parte. Da qui sale fino alla estrema sommità del dipinto sempre restringendosi a forma di fiamma, appunto, fino a colpire anche le mani e il volto della Madonna (Vedi foto 1- 2- 3).

Si può dire che circa una terza parte del dipinto sia restata danneggiata in modo più o meno grave, dall’incendio.

La parte maggiormente colpita è al centro fino all’altezza del ginocchio della Madonna, con vaste cadute di colore e larghe zone di colore completamente combusto, carbonizzato. Tutto intorno colore rigonfiato, ribollito, avvampato dalle fiamme (Foto 1-4-5-6-7-10).

Anche sui bordi, nella metà inferiore del dipinto, per effetto del calore, vasti sollevamenti del colore e della mestica  con rotture e ampie mancanze. (Foto 8-9).  I forti rigonfiamenti non sono del solo colore ma con esso anche la mestica si è dilatata e rigonfiata. (Foto 2-3-4-11-14).

Tutta la parte inferiore del quadro coperta da minuscoli schizzi di cera, durissima. Tutta la parte sana del dipinto assai affumicata come  fa fede la piccola prova di pulitura sul fondo a sinistra della Madonna (Foto 1). In  buono stato il supporto  ligneo salvo qualche piccola fessura o rottura ai bordi. Non si rilevano tracce di precedenti interventi di restauro consistenti.

 

PROCEDIMENTI TECNICI E FASI DEL RESTAURO:

Il primo e più arduo problema che ho dovuto affrontare è stato quello di cercare di ammorbidire le sbollature e gli infiniti rigonfiamenti di colore siano essi di colore ancora sano  e leggibile come pure quelli ormai completamente neri e ridotti allo stato ormai di carbone.

Mia intenzione era infatti, fino dall’inizio, di cercare di ricollocare in sede tutto quanto ancora esisteva carbonizzato o meno che fosse, e ciò perché ancora non si conosceva quale linea di intervento, anzi di ripristino, dell’opera si sarebbe seguita in fase finale.

Infinite furono le prove con tutti i sistemi e materiali a disposizione,  nel corso dei quali notai che l’unica cosa alla quale i sollevamenti erano appena sensibili era la Piridina.  Naturalmente non potevo applicarla direttamente sul dipinto – Vapori di Piridina dunque –  Fu la via giusta, l’unica via che mi dette qualche possibilità. Ricorsi  al vecchio sistema Pettenkofer,1  e, a forza di piccole scatoline e di tanta, tanta pazienza  ottenni un leggero miglioramento. 

Ma c’era ancora il problema di fare rientrare il colore che si era rigonfiato e dilatato insieme alla mestica alle misure, se non proprio originali, purtuttavia al punto di poterlo rimettere in sede.  Fu un lavoro di grande difficoltà e pazienza ma se anche se ne intravedono ancora le tracce purtuttavia sono riuscita a ricollocare tutto il colore, combusto o ancora sano nella sua sede ed a fermarlo con il consueto sistema a cera.

La documentazione fotografica che allego dimostra che non è stato perso nemmeno un centimetro quadro di quanto esisteva prima dell’attuale intervento. Purtroppo, a complicare ancora di più la situazione c’era il fatto che in molti punti tra la tavola e la mestica c’era uno strato di stoppa assai grossa dove era assai difficile poter assicurare lo strato di colore sollevato, già di per sé così duro e ribelle. Alcuni sollevamenti alla base e sul lato sinistro in basso ho preferito fermarli con iniezioni di colletta di coniglio.

A questo punto ho proceduto alla consueta pulitura del dipinto con Dimethyl  assai diluito –  e terminata a bisturi per la rimozione delle macchie e soprattutto degli schizzi di cera durissimi che in qualche punto avevano intaccato anche il colore. (Del Vivo)

Fu deciso di lasciare il dipinto nello stato in cui si trova con le parti di colore carbonizzate, e con le zone dove il colore perduto ha lasciato scoperto il legno annerito dal fuoco; e di limitare il restauro pittorico alla sola chiusura di quelle mancanze o sgranatura che ne disturberebbe la lettura. Restauro pittorico eseguito con il consueto sistema di preparazione con colori ad olio e terminato con colori a vernice (Mariotti).

 


  1. Pettenkofer, metodo: sistema di restauro dei dipinti a olio su tela sperimentato dal chimico tedesco Maximilian von Pettenkofer fra il 1861 e il 1863 sulle tele delle collezioni di Monaco di Baviera. Lo studioso riteneva che l’imbianchimento dei dipinti non fosse dovuto alle muffe (una forma di degrado definita ‘Ultramarinkrankheit’), ma da una decomposizione dei legami molecolari che poteva reagire positivamente all’esposizione a vapori d’alcol all’interno di una cassetta a tenuta ermetica. Il metodo, noto anche come rigenerazione dei dipinti, fu brevettato dal commerciante Karl Vogt e sperimentato alla National Gallery di Londra. L’interesse dei contemporanei al metodo e alla teoria del Pettenkofer sulla formazione dell’imbianchimento dei dipinti è testimoniato anche dalla descrizione fornita da Giovanni Secco Suardo (1866).

    Da: Dizionario del Restauro, a cura di Cristina Giannini, Nardini editore, 2010.

     


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